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 TRAINING - Educazione ed obbedienza di base: la punizione

Premesso che la punizione non è un buon metodo educativo (bisogna fare attenzione a come usarla), ci sono momenti dove è necessario utilizzarla, ma se vogliamo che risulti  efficace dovremo osservare alcune regole. Iniziamo a far cadere alcuni luoghi comuni spesso citati da presunti esperti "...se quando torni a casa il cane ha sporcato, prendilo ed infilagli il naso in ciò che ha fatto, così capirà che non è da fare...!!!".
Questo “consiglio”, che sicuramente molti di voi avranno ricevuto, è l'opposto di ciò che bisognerebbe realmente fare. Se non cogliete il cane sul fatto è assolutamente inutile intervenire con punizioni, non capirebbe il motivo per cui è stato punito. 


Corretta gestione della “punizione”

Punizione corretta
Per prima cosa quando decidiamo di punire il cane possiamo farlo solo nel momento stesso in cui compie l'atto che si vuol punire.
IMMEDIATEZZA è la parola giusta per una punizione efficace.
Per meglio comprendere il concetto descriverò in modo schematico un esempio di corretta punizione:
- il cane viene colto sul misfatto. In quello stesso momento lo sgridiamo con un secco e perentorio NO. Se la sola voce non è sufficiente, prendetelo per la pelle, nella parte posteriore del collo, sollevatelo leggermente da terra ripetendo il NO
Non appena il cane smette di compiere il misfatto, la punizione deve cessare ed il vostro comportamento dovrà essere neutro ed indifferente.
Non insistete con la punizione esagerando (non dovevi farlo…, sei un brutto cane cattivo…, guai a te se ci riprovi…, ecc….), il cane non capirà l'esatto motivo per cui è stato punito, ma penserà: - se faccio la marachella mi puniscono, se smetto di farla mi puniscono, ma che incomprensibili esseri che sono questi uomini -.
Migliorando il nostro corretto modo di comunicare con lui renderà più semplice il rapporto.


Due concetti però sono fondamentali per capire appieno come il cane recepisce l’azione della punizione:

IL PRIMO - Il cane apprende per condizionamento, dovremmo quindi ripetere quella determinata azione più volte (uso il termine “più volte” perché non abbiamo un numero preciso di volte per una determinata azione, il tutto dipende da svariati fattori), prima che il cane l’assimili e la utilizzi appieno. Sappiamo con certezza che se azioni uguali fra loro sono ripetute più volte, il cane viene "condizionato" e quindi apprende.
Non diamo l'appellativo di testone al nostro cane se non ha ben compreso una certa cosa, forse le ripetizioni sono insufficienti oppure il nostro modo di comunicare non è corretto.

IL SECONDO – Se nell’azione di punizione intervenite direttamente facendo percepire al cane che siete voi ad infliggere la punizione otterrete un buon risultato, ma parziale. Mi spiego meglio, se sgridate il vostro cane (come sopra descritto), perché sta mordicchiando una penna, ovviamente la vostra preferita, lui capirà che "VOI non volete che lui morda la penna" ma se VOI non siete presenti, lui riterrà di poterla mordicchiare quanto vuole e non certo per farvi un dispetto.
Per far capire al cane che non deve "in assoluto" compiere una certa azione, dovrete utilizzare una punizione remota.

Punizione remota
Per punizione remota, intendo una punizione che arriva da una entità non identificabile e che quindi fa credere al cane che compiendo quella determinata azione, causa una "reazione" contraria spiacevole, non per volere di qualcuno, ma semplicemente perché lui ha preso l’iniziativa di intraprendere quella precisa azione.

Anche in questo caso per capire meglio faccio un esempio:
- sappiamo che il cane rosicchia in nostra assenza la nostra famosa penna.
Con premeditazione cospargiamo l’oggetto di un liquido repellente (in commercio ne esistono di vari tipi) e lo lasciamo in bella mostra.
Appena il cane prenderà in bocca, molto probabilmente in nostra assenza, la penna e sentendo il sapore repellente la sputerà prontamente.
Siate certi che nel giro di pochi giorni tale comportamento andrà a scomparire (può capitare che la sostanza repellente per un soggetto non lo sia per un altro). 

Con una corretta tecnica e un po’ di fantasia tale tecnica può essere applicata in tantissime occasioni. Altri esempi potrebbero essere:
- il cane che abbaia in cortile per attirare la nostra attenzione. Se usciamo e lo sgridiamo un po' d’attenzione comunque gli è concessa ed infatti smette solo per pochi momenti, poi ricomincia. Se invece di uscire a sgridarlo, senza farvi vedere, gli tirate una secchiata d'acqua (il classico gavettone), proporzionato alle sue dimensioni (non dobbiamo affogarlo). Vi garantisco che dopo poche volte non abbaierà più. 
Il tutto funziona senza traumi o violenze (al massimo un bel bagno). 
Il cane mostrava un determinato comportamento (abbaiare per raggiungere uno scopo) per attirare l'attenzione, ma avendone raggiunto uno completamente differente, un bagno d'acqua, non ripeterà più quell'azione.

- il cane si precipita alla porta abbaiando e saltando ogni volta che suonano il campanello. Facendo finta di leggere o compiere normali faccende domestiche, ignoro il comportamento del cane e mentre continuo nella mia azione gli tiro un giornale o un'altro oggetto (non pesante e non per fargli del male), che deve sorprendere il cane. Andrò poi ad aprire la porta continuando ad ignorarlo ed invitando l'ospite a fare altrettanto, fino a quando il cane non si sarà calmato. Solo in quel momento gli rivolgeremo le giuste attenzioni.

Questo per farvi capire che è preferibile lavorare sullo stimolo che porta il cane ad avere quel comportamento. Se una certa azione non porta al successo sperato (cibo, attenzione, ecc...), ma al fastidio di riviste che volano, acqua che cade dall'alto o all'essere ignorato, il cane non la ripeterà più.

 Educazione ed obbedienza di base


 
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